Parola d’ordine: produttività e be©nessere

Il lavoro è una realtà in frenetica e profonda trasformazione. La tecnologia è
il principale strumento e motore di questo cambiamento, in un intreccio di nessi
in cui è spesso difficile comprendere quale sia la causa e quale l’effetto. In attesa
che big data, blockchain, stampanti in 3D e robotizzazione dei processi produttivi
esplichino tutte le proprie enormi potenzialità, non è semplice prevedere quale
sarà il futuro del lavoro. Eppure, alcuni punti fermi iniziano già a fissarsi, manifestandosi spesso nei luoghi di lavoro e ridisegnandone spazi, funzionalità
e layout.
Uno di questi punti fermi segue l’evoluzione dello smart working, che sta portando verso una ridefinizione del ruolo del lavoratore. L’output del fattore produttivo lavoro viene sempre meno contato in unità prodotte per quantità di tempo impiegate, quanto piuttosto viene misurato come qualità e, soprattutto, come capacità di raggiungere gli obiettivi fissati. Tutto ciò ha riflessi enormi sulle modalità di gestione del lavoro e sulle modalità di offerta dello stesso. Da un lato viene definitivamente meno il modello industriale classico, in cui il tempo (le ore lavoro prestate) e lo spazio (la fabbrica
piuttosto che l’ufficio) costituivano le due coordinate essenziali per disegnare la funzione di produttività del lavoro. Ora si restituisce alle persone flessibilità, autonomia, libertà di scelta del luogo dove lavorare e degli orari. Ma ciò comporta
forte senso di responsabilità e l’assimilazione e condivisione dell’idea che lavorare
significhi essenzialmente giungere a risultati per un bene comune, proprio, dei
colleghi e dell’azienda.

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